FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

  • A Siracusa, nel I secolo d.c. è sorta la prima comunità cristiana d'Europa. La prima chiesa cristiana fu realizzata su un tempio greco (sono visibilissime ancora le colonne). E all'interno della cattedrale si può leggere: "Ecclesia Syracusana, prima divi Petri filia et prima post Antiochenam Christo dicata".
  • Chi ha detto che gli spaghetti li ha portati Marco Polo di ritorno dal suo viaggio in Cina nel 1295??? Il geogafo arabo Idrisi nel 1154 nel libro che ha scritto per conto di re Ruggero II, descrive Trabia (comune della provincia di Palermo)“come una pianura di vasti poderi né quali si fabbrica tanta pasta da esportarne in tutte le parti nella Calabria e in altri paesi musulmani e cristiani…”
  • Dante e Petrarca in alcune loro opere testimoniano la nascita in Sicilia della letteratura italiana, perchè nella corte palermitana di Federico II di Svevia echeggiarono i versi delle prime poesie italiane con poeti come Jacopo da Lentini (che fu, tra l'altro, l'inventore del sonetto).
  • Il primo trattato di gastronomia che si conosca è del siciliano Archéstrato da Gela e risale al IV sec. a.C.
  • In Sicilia si ebbe il primo Parlamento, nel 1129, con Ruggero II. L'Inghilterra lo ebbe solo nel 1264. Si ebbe il primo Stato "burocratico", vale a dire basato su funzionari e non su una organizzazione feudale (vassalli, valvassori e valvassini). Si ebbe il primo stato "laico", indipendente dalla chiesa di Roma e soprattutto si continuò, come nel periodo arabo, ad applicare uno spirito di tolleranza religiosa e civile che nel resto d'Europa sarà riconosciuta solo nel 1598 (cioè ben quattro secoli dopo) con l'editto di Nantes di Enrico IV di Francia
  • la Sicilia è la patria del grandissimo genio matematico Archimede da Siracusa...non quello di Topolino
  • Le cassate siciliane confezionate nel monastero di Valverde, a Palermo, erano considerate le più delicate della Sicilia. la passione che le suore mettevano nella realizzazione di questo dolce, era tale, che nel 1575, il sinodo diocesano di Mazara del Vallo, ne proibì la realizzazione perchè distoglieva le monache dagli impegni spirituali.
  • Nel dialetto siciliano non esiste nè il futuro semplice, nè il fututo anteriore.
  • Puoi avere la pelle di tutti colori, marrone, nera, rossa...per i siciliani vieni denominato automaticamente "turcu" , Turco.

lunedì 17 novembre 2008

Novembre: pasticcerie caleidoscopio di colori!






Durante il mese di novembre le pasticcerie siciliane si riempiono di colori.
Non bastano il verde, il rosso e l'arancione delle cassate...si aggiungono colori su colori e forme bellissime di frutta e ortaggi, creati con minuzia e di forma identica all'originale.
Sto parlando della frutta martorana, tipico dolce dei "Morti", un dolce di zucchero e farina di mandorla.
Sulla creazione di questi dolci esistono diverse teorie e leggende, di certo c'è soltanto che sono moooolto buoni e sono stati creati dalle Monache del convento di Santa Maria dell'Ammiraglio, a Palermo.
Chissà per quale motivo, le cose più buone vengono sempre create da monaci e monache...Dom Perignon, cannoli siciliani etc...



Il convento di Santa Maria dell'Ammiraglio fu realizzato per le nobildonne dell'ordine di San Benedetto e voluta dalla nobildonna Elisa Martorana.
Si narra che all'interno del monastero le suore avessero creato uno dei giardini più belli della città e un'orto con buonissimi ortaggi.
Il Vescovo, incuriosito, decise di andarlo a visitare approfittando del suo status.
La visita, però, fu in pieno inverno, quando gli alberi erano spogli e l'orto non dava molti ortaggi. Le monache allora decisero di crare dei frutti colorati con la pasta di mandorla per addobbare gli alberi spogli, e creare degli ortaggi per abbellire l'orto.

In questo modo è nata la frutta martorana con coloratissimi mandarini, arance, melograni, limoni, zucche, carciofi e chi più ne ha più ne metta...

Le monachelle a quel punto iniziarono a fare business con l'idea...

Visto il successo iniziarono a preparare la frutta martorana per le famiglie ricche.
Un servo, mandato a ritirare il pacco di dolciumi, metteva una moneta nella ruota e in cambio riceveva un bel vassoio di frutta...dolce!



venerdì 19 settembre 2008

Fantasmi artisti?

Va di moda pensare che molti teatri famosi abbiano i propri fantasmi che girano tra le quinte e tra i vari palchetti.
Perchè un teatro come l'Opera di Parigi deve avere il suo bel fantasma, il suo bel libro sul fantasma, il suo bel film sul fantasma, il suo bel musical sul fantasma e noi , a Palermo, non possiamo avere il nostro?
Anzi, quello nostro si distingue ancora di più perchè è una donna...
Prima di cominciare la storia, è giusto raccontare che alla fine dell'ottocento, per costruire il teatro Massimo Bellini, il comune di Palermo decise di abbattere la Chiesa ed il Monastero delle Stimmate di S. Francesco, la Chiesa e Monastero delle Vergini Teatine dell'Immacolata Concezione, la Chiesa di Santa Marta e la Chiesa di Sant'Agata di Scorruggi delle Mura che occupavano un'area di circa 25.000 metri quadrati al centro di Palermo ma, a quanto pare, davano leggermente fastidio alla costruzione del teatro.
Per fare in modo che fosse il terzo teatro più grande in Europa si doveva pur sacrificare qualcosuccia!
Si narra che durante le demolizioni fu involontariamente profanata la tomba di una suora che, disturbata nel suo eterno riposo, arrabbiata, volle creare qualche problemuccio.
Si dice che l’ombra di una suora di bassa statura sarebbe apparsa diverse volte sul palcoscenico, tra le quinte e nei sotterranei.
Addirittura si sentono a volte anche dei rumori misteriosi.
Il fantasma della monaca sembra che si aggiri irrequieto per il teatro lanciando maledizioni. Infatti, si racconta che sia stata colpa sua se il teatro fu costruito in 23 anni e per altri 23 anni rimase chiuso per restauri.
Misteroooooooooooooooooooooo

sabato 6 settembre 2008

Aci e Galatea

Abbiamo parlato di storie legate a Siracusa, alla provincia di Enna, alla provincia di Agrigento e storie di Palermo. Tocca adesso alla provincia di Catania, zona ricca di bellissime leggende.

Oggi si parla di amori impossibili (e quando mai), quando un brutto, anzi bruttissimo s’innamora di una ragazza bellissima e questo sentimento non è ricambiato.
Storie di tutti i giorni, con l’unica differenza che il protagonista di questa storia è talmente brutto che neanche una plastica facciale riuscirebbe a migliorarlo.
Certo, lei oltre ad essere bella, a mio avviso è un po’ cretinetta, ma questa è la sorte che tocca a NOI bellissime, qualche difetto dobbiamo pur averlo :-D :-) :-D !!!!!!
A parte gli scherzi, se dobbiamo proprio essere sinceri e spettegolare un pò, lei, quella della storia che segue, non solo se l’è tirata un po’ troppo e se l’è cercata, ma era proprio un’ochetta.
Alla fine chi ci ha perso le penne è stato quello non c’entrava niente, l’unica persona che doveva stare fuori dalla storia…

Visto, la pagano sempre quelli che non hanno colpe...
Sembra una soap opera e quasi lo è.

La ragazza di cui stiamo sparlottando si chiamava Galatea. Era una ninfa molto bella, elegante e leggiadra. Su di lei puntò il suo unico occhio Polifemo, che un giorno, uscendo fuori da uno dei crateri dell’Etna vide la fanciulla su una spiaggia assieme a delle amiche, e, vista la bellezza, se ne innamorò.
Polifemo era brutto e rozzo e puzzava un pò. Era un gigante e incuteva paura con il suo occhio rotondo e fiammeggiante. Ma il cuore gli s’intenerì e volle iniziare a corteggiare Galatea.
Ma la giovane era già innamorata, tanto che ogni giorno lasciava le amiche e le sorelle in spiaggia e andava a trovare il suo amato vicino la scogliera. Il giovane pastore si chiamava Aci, figlio del dio Pan, protettore dei monti e dei boschi.
Polifemo comunicò il suo amore a Galatea ma questa, non solo ne fu inorridita ma addirittura lo denigrò.
Lo prese in giro, si burlò di lui ma Polifemo con estrema pazienza attendeva che la ninfa lo degnasse di uno sguardo.
Il gigante era talmente innamorato che addirittura cercò di diventare bello. Infisse alcuni pioli in un grosso tronco di pino e ne fece un pettine per i capelli e la barba ,utilizzò delle scarpe fatte con due barche che aveva distrutto per l’occasione e uccise un gran numero di lupi, di volpi e di montoni per cucirsi una veste. Smise addirittura di mangiare uomini e iniziò a suonare la zampogna per fare delle serenate alla sua bella. Ma Galatea non accettava le avance e continuava a dirgli che era brutto, mentre il suo amato Aci era bellissimo.

La ninfa era un po’ capricciosa e non si rendeva conto che con il suo modo di agire, burlandosi del ciclope, non faceva altro che farlo innervosire.




Un giorno Galatea andò a trovare Aci e, mentre erano abbracciati stretti in un bosco, li vide Polifemo.Il Ciclope accecato dalla gelosia (Polifemo accecato ah ah ah) sradicò dal suolo un’enorme roccia e la lanciò addosso ad Aci, schiacciandolo.Il corpo del povero pastorello era, lì, sotto la roccia senza più vita.Galatea alla vista del suo amore gli si gettò addosso piangendo tutte le lacrime che aveva in corpo. Il pianto senza fine destò la compassione degli Dei che vollero attenuare il suo tormento trasformando Aci in un bellissimo fiume che scende dall'Etna e sfocia nel tratto di spiaggia, dove solevano incontrarsi i due amanti.

Molti paesini attorno a Catania prendono il loro nome dal povero pastorello Aci: Acitrezza, Acicastello, Acireale ecc.
Nell’immagine di presentazione del Blog è raffigurata Galatea che invoca gli Dei per poterla aiutare ed Aci morto, colpito da una roccia lanciata da Polifemo.
A piè pagina invece una parte della storia di Aci e Galatea.

A me questa storia piace...
Buon week end

domenica 31 agosto 2008

Il ratto di Proserpina

Oggi racconterò la leggenda del ratto di Proserpina o Persefone ad opera di Plutone.
In basso una rara immagine mentre il dio rapisce la bellissima fanciulla...



Smetto di fare la cretina, vabbè.

Conoscete il detto “non esistono più le mezze stagioni”?
In realtà in Sicilia non sono mai esistite. Non solo nel dialetto siciliano, quello antico, non esiste la parola autunno, ma realmente noi abbiamo due stagioni: quella bella e quella brutta.
La bella, fortunatamente, dura molto di più della brutta.
A tutto questo c’è una spiegazione assolutamente scientifica…come a tutte le altre storie che fino ad ora ho raccontato.

I protagonisti della storia di oggi sono sei: Persefone, Demetra, Zeus, Hades, Ciane e il Sole
Zeus (Giove) era padre degli dei, viveva da pappone ed era il boss.
Non servono altre parole.

Demetra (Cerere), dea delle messi, dei campi. Era madre di Persefone nonchè una delle tante amanti che ebbe Zeus. Una donna semplice e pacifica ma se si arrabbiava erano guai.
Adorava la figlia e le stava sempre accanto. Ma giusto quando si allontanò…


Persefone (Proserpina) era figlia niente pòpò di meno che di Zeus e di Demetra. Faceva parte della ricca borghesia dell’Olimpo, era sempre ben curata, trucco perfetto, sopracciglia ben delineate per rendere lo sguardo più profondo. Faceva la manicure e pedicure ogni settimana, faceva le extension per allungare quella folta chioma di capelli castani, ricci e luminosi. Vestiva sempre di abiti firmati, frequentava i locali più chic e più in voga del tempo ed era sempre accerchiata da bei ragazzi.

Hades (Plutone) era il fratello di Zeus, nonché zio di Persefone. Aveva deciso, con il benestare del fratello, di rapire la dolce fanciulla (a quel tempo non si ponevano problemi di incesti e parentele varie). Un tipo un po’ schivo, bruttino, puzzava di chiuso ed era sempre sporco. Tutti avevano paura di lui. Diciamo che all’interno della famiglia è stato quello più sfigato perché i due fratelli, Zeus e Poseidone hanno avuto i regni più interessanti e divertenti, a lui sono toccati gli inferi…e non è che l'ade sia proprio un bel posticino da vivere!

Ciane: una sfigata.

Il Sole (Helios) riveste un ruolo apparentemente banale ma di fondamentale importanza: lo spione!

Ma iniziamo la storia…

Un bel giorno Proserpina si trovò attorno al lago di Pergusa, vicino Enna, assieme alle sue amiche, di cui una ragazza di nome Ciane. Si divertiva e passeggiava raccogliendo frutti e fiori. Ad un tratto, da una caverna a lato del lago, con una carrozza trainata da quattro cavalli neri, uscì fuori Hades, maestoso, scuro con gli occhi di fuoco.
Il dio degli inferi si precipitò verso Persefone, che, vedendolo così grande e nero e con le mani protese ad artigliarla, fu colta dal terrore e fuggì assieme alle compagne.
Plutone in due falcate le fu addosso, la prese e la mise sul cocchio, ostacolato inutilmente da Ciane, che tentò di fermare i cavalli. Il dio, adirato dal gesto della giovane ninfa, la percosse col suo scettro trasformandola in una doppia sorgente dalle acque color turchino (cyanos in Greco vuol dire appunto turchino). Il giovane Anapo, innamorato di Ciane preso dallo sgomento si fece mutare nel fiume che ancor oggi si unisce alle acque della sorgente Ciane, a Siracusa.
Hades portò quindi Persefone via con se nel regno degli inferi.
Demetra iniziò a cercare la figlia, ma nessuno, pur avendo visto e saputo del gesto di Plutone, aiutò la dea nella ricerca.
Cerere provò a chiedere Zeus dove si trovasse Proserpina ma il grande dio non le rispondeva (è vero che era sua figlia, ma era anche vero che non poteva tradire il fratello) e durante la sua ricerca, una notte la dea si ritrovò a calpestare delle piante di luppini (sono delle legumose dal sapore amarognolo. …sono quelli dei malavoglia, ricordate?). Le piante calpestate facevano rumore, un rumore che sembrava volesse offendere la dea. A quel punto Cerere disse loro: “possiate provare voi l’amarezza che provo io in questo momento”. Detto questo le piante, che fino a quel momento erano dolciastre, divennero amare.
Dopo nove giorni e nove notti di vagare invano, Cerere si trovò davanti al Sole il quale le raccontò che per volere di Zeus, Persefone era stata rapita da Hades e che ormai era stata portata nel regno delle tenebre.
Allora Cerere, folle di dolore ed arrabbiata con Zeus perché aveva permesso il rapimento della figlia senza il suo benestare, decise di provocare una grande siccità in tutta la Sicilia.
Dopo la siccità venne la carestia e sia uomini che animali morirono in grande quantità. Non valevano invocazioni e scongiuri alla dea, Cerere rivoleva la figlia e fino a quando non la ritrovava non avrebbe smesso.
A quel punto Zeus, mandò Hermes (Mercurio) negli inferi per chiedere a Plutone di restituire Proserpina a Cerere.
Plutone accettò ma ormai la giovane aveva assaporato il melograno, simbolo di fedeltà coniugale quindi sarebbe salita dalla madre ma subito dopo sarebbe dovuta scendere dal marito.
Cerere non accettò questo ricatto e chiese a Zeus di trattare con Plutone.
Si trovò un accordo: per due terzi dell’anno Persefone sarebbe rimasta con la madre, per un terzo dell’anno con il marito nelle tenebre.

Ecco perché in Sicilia otto mesi l’anno (da marzo a ottobre) fa bel tempo, perché Proserpina è con Cerere la quale ricopre la terra di fiori e frutta. E per quattro mesi (da novembre a febbraio) fa brutto tempo, perché Proserpina è con Plutone nel regno degli inferi.

Non è una leggenda molto bella? E una delle mie preferite, se non la favorita.

E’ inutile, lo ha detto anche il guru Paolo Fox, sono un pesci romantico :-) e queste storie mi coinvolgono. Non che vorrei essere rapita, per carità, anche perché non converrebbe a chi osasse farlo, però mi piacciono le storie di amori impossibili, di amori struggenti…ahhhh…

A proposito di rapimenti, ma che fine avrà fatto Farouk Kassam?
Ciaooooo

domenica 24 agosto 2008

Da Archimede alla fonte Aretusa

Avevo detto che questa settimana l’avrei dedicata alle leggende greche in Sicilia e così farò, niente arabi, lo prometto, e niente cavalieri biondi con gli occhi azzurri e capelli al vento attorniati da alone di mistero :-(

Solamente Greci, brutti, barbuti e per la gioia dei nostri occhi, con qualche muscoletto…

Quando si parla di Greci in Sicilia viene subito in mente la città di Agrigento con i suoi bellissimi templi, ma quella più caratteristica, quella dove respiri realmente la storia greca, a mio avviso, è Siracusa.
Siracusa è stata l’ultima grande città siciliana che ha resistito alla colonizzazione degli arabi. E’ caduta dopo circa cinquanta anni di insediamento. Di rilevante interesse è il teatro greco (vale la pena andare a vedere le tragedie che ogni anno vengono rappresentate in maniera egregia dall'istituto nazionale del dramma antico di Siracusa), l’orecchio di Dionisio, la stupenda Cattedrale, che, come specificato nella sezione “forse non tutti sanno che…” è stata la prima chiesa cristiana in Europa…

Fu ed è la patria di un sacco di talenti che hanno fatto storia, come Teocrito, Elio Vittorini, Santa Lucia, il Papa Stefano III, Tommaso Gargallo e, aimè, la nostra cara Prestigiacomo.
Ma il personaggio più importante…el mejo del mejo…è il matematico ed inventore Archimede.


Archimede, nasce a Siracusa nel 287 a.C. Studia probabilmente ad Alessandria d’Egitto ma poi, in età adulta decide di andare in America a trovare fortuna. E’ proprio in California che trova lavoro presso la Walt Disney Corporation.
Inizialmente attore da quattro soldi, fa fatica a vivere con la vendita delle sue invenzioni, ma l’incontro con Disney cambia la sua vita.
Inizia a lavorare in un set cinematografico ma il culmine del successo lo raggiunge esprimendo il proprio estro creativo nei giornaletti di Topolino, dove, assieme al suo fidatissimo amico Edi, inventano varie cose tra le quali l’attrezzatura di Paperinik.
S’imbatte nella droga, nella prostituzione e nell’alcol ma, consapevole che questa vita non può durare per sempre decide di ritornare alla patria d’origine…

…Oppsss, scusate, mi sono lasciata prendere dall'euforia…
Finito di raccontare cavolate passo alla parte seria e “reale” della storia… :-)

La grandezza del genio di Archimede ha ispirato numerose leggende sulla sua vita e perfino sulla sua morte. Una delle leggende più diffuse, ad esempio, racconta che il "principio di Archimede" fu scoperto dall'eclettico scienziato mentre faceva il bagno in una vasca e che, per l'eccitazione della scoperta, egli si sia slanciato correndo nudo fuori dalla sua abitazione e gridando "Eureka!" (Ho trovato!).


C’è chi dice che la storia è diversa, ma chi lo saprà mai.
Parlando del principio di Archimede mi viene in mente una cosa carina che ha raccontato ieri sera Maurizio Crozza nel suo spettacolo al teatro di Verdura qui a Palermo.
Secondo il principio di Archimede un corpo immerso in un liquido riceve una spinta dal basso verso l'alto pari al peso del liquido spostato.
Secondo il principio di Crozza un corpo immerso nell’acqua…si lava; due corpi…godono; tre corpi…è orgia!!!

Ma ritornando alle cose serie (perché oggi non riesco a concentrarmi e divago?)…

Archimede è anche quello delle leve, quello del “datemi un punto di appoggio, e io vi solleverò il mondo" , è quello che costruì spettacolari planetari in cui i movimenti dei corpi celesti erano simulati con sfere mosse da congegni meccanici, ed è lo stesso che durante l’assedio romano (parrebbe che i romani volevano Siracusa poiché utile per la guerra contro Cartagine perché posizionata in un punto strategico) ha creato catapulte particolari, bracci meccanici che permettevano di rovesciare le navi nemiche e fece anche di più, creò i famosi specchi ustori, con cui mandava a fuoco le navi romane e terrorizzava i nemici abbagliandoli.
Siracusa non solo è patria di grandi personaggi, è anche patria di bellissime leggende, tra le quali una famosissima che ha dato vita alla fonte più importante di Ortigia, quella dove ancora oggi in Europa i papiri nascono spontaneamente: la fonte Aretusa.

Ma chi è Aretusa, e perché una fonte porta il suo nome?

In una magnifica regione della Grecia, l’Arcadia, viveva un cacciatore di nome Alfeo (al solito sono tutti belli, neanche a dirlo).
Alfeo adorava cacciare ed era così dedito a questa attività che non guardava le donne e non s’innamorava mai. Ma Afrodite, la dea della bellezza e dell'amore (i romani la chiamavano Venere) , indignata da tale comportamento tentò Alfeo in tutti i modi, con le più belle e sensuali ragazze, ma il giovane cantava e cacciava e non provava alcuna attrazione.
Un giorno la povera Afrodite, scoraggiata da questo comportamento, andò dal figlio alato Eros (o Cupido per i latini) rimproverandolo perché trascurava il regno della madre. Afrodite raccontò che un giovane cacciatore stimato e temuto, figlio di Dei, disprezzava le sacerdotesse dell’amore, non le degnava di uno sguardo permettendo che soffrissero mentre lui godeva.
Eros, colpito dalle lacrime della madre fu pronto ad aiutarla e mentre le stelle della notte brillavano nel cielo (mi piace questa frase, poco originale ma d’effetto), Eros entrò nel luogo dove dormiva Alfeo, gli andò nel sonno e lo incoraggiò a fare la mattina seguente una battuta di caccia a Siracusa, esattamente ad Ortigia (un isolotto posto accanto alla città) dove vi era selvaggina in abbondanza e lo aspettava una grande sorpresa…
Alfeo si svegliò e partì per la Sicilia dove effettivamente vi era una grande varietà di animali e tra i tanti vide una quaglia dalle penne d’oro e dalle zampette d’oro. Stupito ed attratto da quell’animale, Alfeo fece partire una freccia verso la quaglia e l’uccello si trasformò in una creatura stupenda, nuda e seducente di nome Aretusa, ninfa di Artemide (o Diana, Dea della caccia), una delle dilette più caste che esistevano in circolazione. Aretusa allora incitò Alfeo a scappare perchè l’ira della Dea l’avrebbe colpito.
Ma Alfeo ormai era cotto ed anche Aretusa non scherzava!
Innamorandosi del cacciatore stava sfidando l’ira di Artemide. Non sapendo se scegliere il cuore o la ragione iniziò a correre velocemente ed il giovane la seguì fino a quando, nel momento in cui stava per abbracciarla, Aretusa invocò la dea della caccia e venne trasformata in fonte di acqua cristallina.
Alfeo, preso dallo sgomento, chiese al padre se potesse trasformarlo in fiume, e così avvenne…
In questo modo Alfeo iniziò a gettare le sue acque nella fontana della sua amata.

Che “romanticume”, quanto mi piacciono queste storie strappalacrime, anche se la mia preferita è quella del ratto di Proserpina di cui parlerò un’altra volta.

venerdì 22 agosto 2008

Dedalo combinaguai

Basta parlare di arabi, basta parlare di normanni, questa settimana sarà dedicata alla Grecia e ai suoi racconti legati alla Sicilia.
E di roba da raccontare ne esiste abbastanza.

Dopo la mia sanissima cena, fatta di crostini al bacon, mezzo pacco di zigulì al limone e un bicchiere di succo ace, posso raccogliere il mio fegato da terra e cominciare la mia storiella.

Questa sera si parla di Dedalo, il famoso Dedalo, quello che ha avuto il figlio così stupido da avvicinarsi al sole con le ali di cera...il furbacchione. Dedalo, quello con le ginocchia a punta :-D ...quello del labirinto, quello del re Minosse.
Ma che c'entra questo qui con la Sicilia dato che viveva bello spaparanzato e sereno in Grecia?
Andiamoci per gradi.

Dedalo era un bravissimo architetto e scultore, così ingegnoso e così bravo nella sua arte che si diceva le sue sculture sembrassero vive.

Ma il signore qui descritto non era uno stinco di santo, anzi, di guai ne combinò pure parecchi.
Innanzi tutto fu un omicida:
ebbe come discepolo Talo, figlio della sorella. Si dice che Talo era tanto bravo come inventore da aver messo in ombra lo zio, e Dedalo, pieno di gelosia, fu "costretto" ad ucciderlo.
Accusato di omicidio (ma !) esiliò a Creta dove ebbe l'onore di conoscere il re Minosse.

Qui passiamo alla storia a luci rosse, quindi chi ha meno di 18 anni non continui a leggere il racconto...

...Minosse ogni anno sacrificava un toro a Poseidone ma uno di questi anni (giusto quando Dedalo si trovò lì), nacque un toro così bello che il re non volle sacrificarlo al dio e ne scelse un altro.
Poseidone, offeso, volle vendicarsi facendo in modo che Pasife, la moglie di Minosse si innamorasse del bellissimo toro.
Pasife desiderava ardentemente accoppiarsi con il toro, ma, come diciamo nuatri, c'era qualche problemino tecnico che impediva la copulazione...solo qualcuno, di piccola importanza...
Ma qui entra a far parte della storia Dedalo, al quale venne un'idea geniale, cioè quella di costruire una statua a forma di mucca, vuota dentro e rivestita di pelle bovina . Insegnò a Pasife come posizionarsi all'interno per permettere l'accoppiamento (immagino la scena :-D) e dopo qualche scomodità iniziale l'unione avvenne.

Fino a qui nessun problema, se nonchè la signora Pasife rimase incinta e partorì un essere bruttissimo, il Minotauro, metà toro e metà uomo.
Chissà Minosse quanto fu grato a Dedalo per la bellissima idea che ebbe!
Ma i danni che combinò Dedalo non finiscono qui...




















Minosse fece costruire al suo fidato Dedalo il famosissimo labirinto, dove vi mise dentro il Minotauro e ogni tanto gli veniva sacrificato qualche essere umano.

Tra le varie persone che ebbero la "fortuna" di entrare nel labirinto a far visita al mostro, ci fu Teseo, fidanzato di Arianna (la figlia di Minosse e la stessa persona che poi verrà abbandonata in un isola dal pezzo di maleducato del suo fidanzato). Arianna, sotto uno dei preziosi consigli di Dedalo, fece uscire fuori Teseo dal labirinto.

Fatta anche questa bravata, Minosse si arrabbiò veramente con Dedalo.
Vada per le corna fatte da un toro, ma quando è troppo è troppo!

Ed ecco che nella storia appare la Sicilia...

Dedalo e suo figlio scapparono da Creta con delle ali di cera, fu qui che il figlio scimunito ebbe l'idea di avvicinarsi al sole e morì.
Il padre invece volava basso e di tanto in tanto bagnava le ali e riuscì a planare in Sicilia.
Anche qui si accaparrò le simpatie di un regnante, Cocalo, un re sicano.
Ma intanto Minosse non dimenticava l'affronto e venne a sapere che Dedalo si trovava in Sicilia.
A quel punto decise di approdare nell'isola sbarcando in una località vicino Agrigento, che in suo onore venne chiamata Eraclea Minoa.
Minosse, sapendo che Dedalo era molto furbo e che soltanto lui avrebbe potuto risolvere gli indovinelli più strani e risolvere i quesiti più difficili, ovunque passava prometteva denaro a colui che avrebbe fatto passare un filo attraverso le spirali di una chiocciola immaginando che lì a poco avrebbe ricevuto la soluzione al quesito.

Ovviamente il signor "io so fare tutto" riuscì a fare passare il filo legandolo ad una formica che poi fece entrare nella conchiglia e la fece uscire da un buchino posto dietro.
Cocalo fece avere la soluzione a Minosse, non specificando che l'idea era di Dedalo, ma Minosse immediatamente chiese al re sicano di consegnargli il fuggitivo.
Cocalo, che ormai si era affezionato a Dedalo e non voleva perderlo, decise di far venire comunque Minosse a corte, lo invitò a fare un bagno caldo nelle sue bellissime vasche ammaliato e massaggiato dalle figlie. Ma le signorine non furono proprio ospitali, anzi, annegarono l'ospite. I sicani consegnarono il corpo senza vita ai cretesi dicendo loro che il re era morto scivolando accidentalmente :-)

Non so che altri danni combinò Dedalo, so solo che oltre a vivere in Sicilia visse per qualche tempo in Puglia e in Sardegna, dove costruì i nuraghi.
Spero che almeno lì si comportò bene.

Come si diceva in un film di Benigni (Jonny Stecchino), in Sicilia non rubare mai le banane, ma un altro consiglio che do è quello di non andare mai in bagno di qualcuno che ti ospita, non si sa mai!!!
:-))))))))

Buona notte.


mercoledì 20 agosto 2008

El Aziz profumo di fiore


















Ieri sera, tutta contenta e svolazzante, sono andata a fare una passeggiata ai giardini del castello della Zisa assieme al mio ragazzo.

Questo palazzo possedeva anticamente magnifici giardini detti di Genoard, il Paradiso sulla terra, dove, nelle ore più fresche, i cortigiani si aggiravano tra aranci, cedri e limoni


Mi piacerebbe parlare con l'architetto che ha realizzato i nuovi giardini, uguali uguali a come te li aspetti...mancano solamente i cortigiani e poi....

...pieni zeppi di cemento, con quattro vasche da dove escono due zampilli che fanno ridere i polli, con l'acqua verde e stagnante che se per caso dovessi caderci dentro usciresti...se riuscissi ad uscirne...radiattivo...

Coplimenti vivissimi!

Per non parlare del personale...un tizio che butta fuori la gente dai giardini alle dieci di sera servendosi di uno scooter perchè fare 300 metri a piedi causerebbe dei gravi danni al suo corpo di 90 chili. Inoltre con vocina soave e melodiosa, rivolgendosi alla gente che serenamente passeggiava e chiaccherara ha ululato: "chi faciti finta di non sapiri chi i dieci chiudi a Ziiisa??".

Con estrema maleducazione si è rivolto a dei poveri srilankesi o indiani o chissà cosa, che gli hanno addirittura chiesto scusa, alle dieci meno dieci.

Ma anche questo è folclore siciliano...o no????

Quello di cui ci si pente, quello che fa venire la rabbia dentro, quello che guasta tutto ciò che di bello ha questa terra.


Ma ritornando a noi, stasera voglio parlarvi del castello della Zisa.

Ma perchè, perchè?????

Perchè domani mattina abbiamo deciso con Mirko di andare a visitare il castello della Zisa e il castello della Cuba.

Entrambe opere arabe costruite durante il periodo normanno.

Per quanto riguarda la Zisa, il nome ha destato parecchie teorie, chissà qual'è quella giusta. Secondo me è quella della storia che segue e sicuramente ne converrete con me che quella che adesso vi racconterò è la storia più plausibile...


La leggenda nasce in Libano, quando il figlio del sultano, Azel Comel, un uomo bellissimo e di grande fascino, più bello del sole, con gli occhi grandi, profondi e neri che aveva la virtù di ammaliare tutte le donne col suo sguardo, si innamorò di una bellissima ragazza, figlia dell'Emiro, di nome El-Aziz.

Azel Comel volle subito prendere in sposa El-Aziz, ma il sultano si oppose alle nozze.

A quel punto Azel Comel si prese il diritto di impossessarsi dei tesori del padre composti da gemme preziosissime e tanto oro, e salpò in segreto su una nave assieme a El-Aziz.

Viaggiarono a lungo fino a quando non arrivarono a Palermo dove l'aria profumava d'amore, di fiori e si udivano dolci canti.

Fu qui che Azel Comel fece arrivare da tutti i paesi arabi e siciliani i più bravi operai e artisti che avrebbero costruito il castello per El Aziz.

Nei sotterranei di questo grande palazzo nascosero il tesoro del sultano e fecero un incantesimo per fare in modo che non venisse mai trovato.

Un giorno un uccello viaggiatore fece cadere dal becco un biglietto che arrivò sulla testa di El-Aziz dove vi era scritto che la madre si stava suicidando per la pena che la figlia le aveva dato andandosene dalla Libia.

Letto il messaggio El Aziz fu colta dal dolore e volle raggiungere la madre morta nel regno degli inferi.

Azel Comel, vedendo la moglie morta fu preso da un attacco di follia. Passò le notti ed i giorni correndo per mari e per monti, affamato e pieno di collera fino a quando il mare, buono e generoso, impietosito dall'accaduto, gli diede una dolce morte...





Guglielmo I (il malo) si impossessò immediatamente del castello e gli diede il nome della bella fanciulla El Aziz (profumo di fiore)...la Zisa




Miiiii che emozione, peccato però che il castello fu eretto direttamente da Guglielmo I nel 1175 e che nessuno vi poteva vivere prima perchè non esisteva altro che terra.


Ma anche su questo noi sorvoleremo....


E che fine ha fatto il famigerato tesoro????

Nella sezione "come diventare ricchi in Sicilia" c'è scritto che fine ha fatto...è ancora lì che aspetta il cristiano che riuscirà a contare i diavoli della Zisa!!!











Domani, dopo la visita alla Zisa e alla Cuba vi aggiungerò altre notizie.

Per ora, se volete vedere qualcosa guardate questo video sul tuo tubo: http://www.youtube.com/watch?v=P0DCzjSpNVg&feature=related



Ciauuuu



21 Agosto 2008


Alla fine abbiamo potuto vedere solamente la Zisa, essendomi svegliata tardi ed avendo fatto tutto con grande comodo non c'è stato tempo per per visitare entrambi i palazzi normanni.

Il castello della Zisa è molto particolare, la stanza principale, al piano basso, è bellissima, ed è anche bello l'ultimo piano, quello che anticamente era aperto e poi, durante la proprietà del conte spagnolo Sandoval è stata chiusa.

Abbiamo fatto dei video e delle foto.
Quando preparerò il vedeo lo inserirò.

Cià

sabato 16 agosto 2008

Stranizza d'amuri

Mi sono innamorata di questa canzone di Franco Battiato ma meravigliosamente interpretata da Rita Botto, una cantante che rimodula le canzoni siciliane in chiave jazz.
Molto interessante.
Stranizza d'amuri parla di un amore durante la guerra.
Cercate il video su youtube: http://www.youtube.com/watch?v=mT2hvTBgcVU

'Ndo vadduni da Scammacca i carritteri ogni tantu lassaunu i loru bisogni e i muscuni ci abbolanu supra jeumu a caccia di lucettuli ...a litturina da Ciccum-Etnea i saggi ginnici 'u Nabuccu a scola sta finennu.

Man manu ca passunu i jonna
sta frevi mi trasi 'nda ll'ossa
ccu tuttu ca fora c'è a guerra
mi sentu stranizza d'amuri
l'amuri

E quannu t'ancontru 'nda strata
mi veni 'na scossa 'ndo cori
ccu tuttu ca fora si mori
na mori stranizza d'amuri
l'amuri

E quannu t'ancontru 'nda strata
mi veni 'na scossa 'ndo cori
ccu tuttu ca fora si mori
na mori stranizza d'amuri
l'amuri

Man manu ca passunu i jonna
sta frevi mi trasi 'nda ll'ossa
ccu tuttu ca fora c'è a guerra
mi sentu stranizza d'amuri
l'amuri.


Mamma li Turchi!


La storia dei musulmani in Sicilia ebbe ufficialmente inizio nell’827 con la caduta dei bizantini e la conquista di Mazara (anche se già, qualche anno prima, avevano fatto irruzione a Lampedusa). Con l’ingresso in Sicilia del mio bellissimo Conte Ruggero (ho scritto di lui il 12 agosto), nel 1091, i saraceni furono scacciati. Gli arabi in realtà continuarono ad affiancare i normanni e poi gli svevi fino al XIII secolo, ci fu un rapporto di collaborazione tra le due popolazioni, anzi, proprio in quel periodo, l’arte, le scienze e la letteratura sbocciarono nelle corti normanne.
Non dimentichiamo che i normanni erano dei vichinghi che combattevano a piedi nudi, la presenza degli arabi e della loro cultura non poteva fare altro che bene….
Durante il periodo saraceno sorsero un sacco di leggende.


Non so perché vi sto raccontando la leggenda che segue, quella di Mata e Grifone. Non è una delle mie preferite, mi è venuta in mente guardando un orologio.
Il percorso è un po’ perverso…ero sdraiata a letto pensando e ripensando…e pensando . Tutti i miei amici dormivano ancora, dopo aver passato una notte festaiola, ed io sveglia cercavo di spiegare a me stessa il concetto di amicizia. Pensavo al mio ragazzo, al palio dei normanni che ho visto ieri pomeriggio, al gelo di mellone (obbligatorio scriverlo e pronunciarlo con due L) che ho preparato qualche giorno fa.
Mi soffermo un attimo su dolce che ho preparato perché sono stata veramente brava a seguire la ricetta di un mio caro amico. Il gelo era così buono che, come le cavie al suono del campanellino, al solo pensiero, ho iniziato a secernere saliva. Immaginavo il colore, il gusto, il profumo. Il gelsomino si sposa meravigliosamente bene con questo dolce…che goduria…
A proposito di gelsomini, conosco la leggenda araba che spiega l’origine del Jasmin …

Mentre mamma Kitza, nel suo palazzo di nuvole, preparava gli abiti d'oro per i suoi figli astri, un gruppo di stelle si recò da lei, lamentandosi che le vesti erano troppo strette, o poco lucenti, troppo sobrie e senza gemme.
Kitza era molto saggia e voleva far riflettere le figlie sul fatto che molte stelle fossero ancora nude, pativano il freddo e rischiavano di ammalarsi. Quindi non era il caso lamentarsi di ciò che possedevano
In pratica si è comportata come tutte le mamme, che, quando facciamo i capricci e non vogliamo mangiare, ci fanno venire i sensi di colpa dicendo:"in Africa ci sono un sacco di bambini che muoiono di fame" E tu sei costretto a mangiare pensando ai poveri bimbi affamati ...violenza psicologica :-) (un mio amico mi raccontava che quando sua madre diceva la fatidica frase lui rispondeva: "ma non è che se mangio io loro si saziano"... a quel punto sua madre non contestava più…

Mi viene in mente un detto siciliano che dice U saziu nun criri o diunu, il sazio non crede a chi è digiuno (più o meno come succede ai nostri politici)
Comunque, ritornando alla storia…
Pur dicendo questo le stellucce egoiste non si commuovevano.
Da quelle parti si trovò a passare Micar, re degli spazi che, sentendo tumulto chiese che cosa stava accadendo.
Le stelline dovettero raccontare la verità ma Micar si arrabbiò e poiché egoiste e pretenziose, le scacciò dal firmamento e le gettò nel fango.
Kitza iniziò a piangere dal dispiacere pensando che sulla Terra le povere figliolette potessero essere calpestate dagli animali e dagli uomini.
Pianse così tanto che la dama dei giardini ebbe pietà di lei dicendole
che avrebbe tolto dal fango le figlie trasformandole in fiorellini bianchi e profumatissimi.
Nacquero in questo modo i gelsomini, le stelline della terra.
Non è carina? Non è di origine siciliana, ma vale la pena raccontarla.

Comunque, ritornando al motivo per cui mi è venuta in mente la leggenda che segue, per farla breve :-) ho guardato l’orologio per vedere che ora fosse, ho pensato al bellissimo orologio di Messina e al fatto che in questo periodo si festeggia la nascita della popolazione messinese con i giganti di Mata e Grifone e da qui il resto della storia…
Intorno al 964 il moro Hassam Ibn-Hammar era sbarcato nelle vicinanze delle coste di Messina allo scopo di saccheggiare i paesi tra Camaro e Dinnamare. Durante una delle sue tante incursioni il moro si innamorò di una fanciulla di nome Marta (da cui Mata), figlia di un nobile del luogo. Era talmente innamorato che volle prenderla in moglie ma il padre , essendo di fede cattolica, si rifiutò a concedere la mano della figlia.
A questo punto nascono due versioni della storia di Mata e Grifone...
La prima dice che i genitori di Marta nascosero la fanciulla in un luogo sicuro. Scoperto il nascondiglio segreto, gli uomini che agivano in nome di Hassam rapirono Marta e la consegnarono al loro capo. La povera fanciulla si chiuse in un lungo silenzio e soltanto la conversione del moro al cristianesimo la fece rinascere spiritualmente, tanto da accettare Grifone (il nome deriva da Grifo, che era una carica politica dell’epoca) come sposo.
La seconda versione dice che il saraceno non prese bene la notizia che Marta non potesse sposarlo e cominciò a commettere atti feroci, senza risparmiare crudeltà agli abitanti del luogo.Per porre fine a questa situazione drammatica, il nobile messinese decise di acconsentire alle nozze, ma Mata pose la condizione che il saraceno dovesse convertire prima al cristianesimo. Il giovane, per amore, accettò la condizione, si convertì al cristianesimo e prese il nome di Grifo, ma, essendo grande e grosso, venne subito appellato Grifone.Fu un buon marito e fece tanti, tanti, tantissimi figli, fu così prolifico che da loro nacque la popolazione messinese.




Da fonti storiche parrebbe che Messina cadde sotto il dominio saraceno tra l’842 e l’843, circa 150 anni prima di Grifone e Mata. Quindi già i messinesi esistevano…mungle..mungle…
Ma noi, come ho scritto già una volta, non vogliamo essere puntigliosi e cercare il pelo nell’uovo…cosa volete che siano 100 anni più, 100 anni meno…sempre saraceni erano.






CURIOSITA’
A proposito di musulmani, il 15 agosto del 778, nella battaglia di Roncisvalle, sui pirenei, caddero le truppe di Carlo Magno per opera dei baschi e degli arabi. Nell'imboscata caddero diversi paladini di Francia tra cui Rolando (Orlando) e tanti altri che fanno parte delle storie che vengono rappresentate dai pupi siciliani. Ovviamente le storie sono state modificate: i baschi furono trasformati in 400.000 saraceni e la battaglia divenne uno dei più grandi e importanti scontri tra cristiani e musulmani, ma proprio questo è il bello, la fantasia!
Per saperne di più sui perrsonaggi dei pupi siciliani visitate questo sito http://www.lentinionline.it/sicilia/i_pupi_siciliani.htm

martedì 12 agosto 2008

Oggi si parla diiiiiiii………..NORMANNI








Vorrei parlare di un popolo che mi ha sempre dato l’impressione, fin da piccola, di essere costituito da grandi uomini forzuti e muscolosi, paladini della giustizia (sicuramente erano dei puzzoni, brutti e pelosi ma a me piace immaginarli
diversamente).

Vorrei soffermarmi sui bellissimi normanni che con la loro forza scacciarono via gli arabi dalla Sicilia in soli trent’anni (dal 1060 al 1091).

La sconfitta degli arabi avvenne per opera di Ruggero, ultimo dei figli di Tancredi e fratello di Roberto detto il Guiscardo. E’ lui il conquistatore, il nostro eroe, il nostro principe azzurro. Lo immagino bellissimo, con una folta chioma bionda, barba incolta e sguardo ammaliante…lui si gira verso di me e dice…”salta sul mio cavallo bianco bella donzella”…Ahhhh

In realtà non aveva nessun titolo nobiliare, ma tanta era la sua fama e la stima che passò alla storia con il titolo di Gran Conte.

Fu il nostro primo re normanno.

Durante quel periodo, non si sa bene perché, in diverse leggende siciliane si parla di apparizioni di Santi e della Madonna. O meglio si sa il perché, i normanni ricristianizzarono la Sicilia quindi qualche apparizione od intervento soprannaturale ci sta.

Ma tornando alla “famigghia”, il sig.Ruggero ebbe un figlio, Ruggero II. Alla morte di Ruggero II iniziò il “tramonto” dei normanni. Il figlio si chiamò Guglielmo I detto anche Guglielmo il malo, ed ebbe un figlio che, data la grande fantasia, si chiamò Guglielmo II detto anche il buono.

Si conclude qui la dinastia dei normanni, nel 1194, perché Guglielmo il buono non ebbe figli maschi. La zia Costanza d’Altavilla (figlia di Ruggero II) sposò il cattivissimo e bruttissimo Enrico IV ed essendo erede legittima di Ruggero II, alla morte di Guglielmo il buono, cominciò la storia degli Svevi in Sicilia.

Ma parliamo di Ruggero, il conte, quello che mi ha puntato gli occhi addosso :-) …c’è una leggenda anglosicula che dice che Ruggero si trovò un giorno su una spiaggia calabrese ed udì dei lamenti di schiavi, danze di guerra ed un forte odore di zagare. Venne a sapere che tutto questo proveniva dalla Sicilia, dove gli schiavi siciliani piangevano, gli arabi ballavano e gli aranci erano in fiore. A quel punto, il mio prode cavaliere fu preso da un attacco di bontà e decise di voler conquistare la Sicilia e scacciare i saraceni.

Ma in questo progetto mancava una cosa fondamentale: la flotta.

Il nostro futuro re non aveva navi e si sedette sulla battigia aspettando che gli venisse un’idea. Fu allora che gli apparve la fata Morgana (quella di Re Artù) e disse a Ruggero che se voleva poteva trasportarlo lei in Sicilia col suo cocchio incantato.

Ruggero si rifiutò e Morgana battè la verga tre volte nell’aria, tirò tre sassi nel mare e la Sicilia ad un tratto apparve così vicina da poter vedere case e alberi.

Allora chiese nuovamente a Ruggero se volesse essere accompagnato col suo cocchio, ed anche questa volta il mio bel cavaliere rifiutò (probabilmente perché sentiva che in Sicilia c’ero io che lo attendevo e non voleva tradirmi con la prima arrivata) dicendo <<La Sicilia me la darà Cristo e non una fata>>.

Detto questo la fata scomparve e dopo aver ottenuto (senza magia alcuna) le navi, salpò in Sicilia nel nome di Cristo.

Che uomo!!!!!

Dei discendenti parlerò un’altra volta. Tanto che fretta abbiamo???

Domani o il 14 agosto andate a Piazza Armerina, vale la pena vedere la rievocazione storica dell'ingresso e dell'accoglienza del conte Ruggero d’Altavilla nel paese.

Per saperne di più visitate questo sito http://www.paliodeinormanni.com






lunedì 11 agosto 2008

Oggi è San Lorenzo ma leggende su questo Santo non ne ho quindi...

Siccome di leggende siciliane legate a San Lorenzo non ne conosco, ma conosco soltanto una bellissima poesia di Pascoli che sfoggio ricordando il mio maestro di scuola elementare...ne racconto un'altra legata alle stelle e a un altro santo, San Giacomo (non penso che tra di loro possano rimanerci male)

Ma prima la poesia...



San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Ritornava una rondine al tetto:
l'uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d'un pianto di stelle lo inondi
quest'atomo opaco del Male


Premetto che i cenni presenti qui sotto, sulla storia del santo, li ho spudoratamente copiati e incollati da Wikipedia


San Giacomo il Maggiore dopo l'ascesa di Gesù al cielo iniziò la sua opera di evangelizzazione della Spagna spingendosi fino in Galizia, remota regione di cultura celtica all'estremo ovest della penisola iberica. Terminata la sua opera Giacomo tornò in Palestina dove fu decapitato per ordine di Erode Agrippa nell'anno 44. I suoi discepoli, con una barca, guidata da un angelo, ne trasportarono il corpo nuovamente in Galizia per seppellirlo in un bosco vicino ad Iria Flavia, il porto romano più importante della zona. Nei secoli le persecuzioni e le proibizioni di visitare il luogo fanno si che della tomba dell'apostolo si perdano memoria e tracce. Nell'anno 813 l'eremita Pelagio (o Pelayò), preavvertito da un angelo, vide delle strane luci simili a stelle sul monte Liberon, dove esistevano antiche fortificazioni probabilmente di un antico villaggio celtico. Il vescovo Teodomiro, interessato dallo strano fenomeno, scoprì in quel luogo una tomba, probabilmente di epoca romana, che conteneva tre corpi, uno dei tre aveva la testa mozzata ed una scritta:"Qui giace Jacobus, figlio di Zebedeo e Salomé". »


Per questo motivo si pensa che la parola Compostela derivi da Campus Stellae (campo della stella) o da Compos Tellum (terreno di sepoltura).


Ma come dicevo prima, a proposito di questo santo e di stelle, i siciliani sostengono che quando San Giacomo morì, non fu trasportato da una barca trainata da un angelo come è scritto sopra, ma gli angeli presero il suo corpo per portarlo in Galizia volando con le loro morbide ali e lungo il loro passaggio nel cielo lasciarono una lunga scia che avrebbe formato quella che adesso si chiama Via Lattea che in siciliano viene appunto chiamata "a s
trata' i san Jaccubu' a Lizzia", cioè la strada di San Giacomo verso la Galizia.

San Giacomo, inoltre, è il santo patrono della città di
Caltagirone, in provincia di Catania, famosa per le sue ceramiche e per la scalinata di Santa Maria del Monte di centoquarantadue gradini rivestite di maioliche.
Caltagirone anticamente era famosa anche per un'altra cosa, cioè la città che possedeva il patrono con gli occhi impiastricciati.
Perchè?
Perchè i devoti al santo, per chiedere la grazia al loro protettore, gli tiravano in faccia dei fichi. Se il fico rimaneva appiccicato significava che la grazia sarebbe stata concessa, se si staccava no.

Che ne dite dell'umorismo siciliano?
In realtà esistono tante altre storie dove si prende un
in giro la religione cristiana ma magari ve le racconterò un'altra volta.

Buona serata col naso all'
insù, spero possiate esprimere un desiderio per ogni stella che cade e che soprattutto si possa avverare ciò che desiderate.
Nel caso in cui non vada bene passate da Caltagirone con un paio di fichi in mano...

sabato 9 agosto 2008

Origini della Sicilia

Inizio il mio primo racconto con la descrizione, ovviamente non storica, di come si è venuta a formare la Sicilia.
A noi non interessa cercare il pelo nell'uovo e constatare che quello che si racconta corrisponda a realtà, a noi interessa solamente rilassarci, sentire il profumo del mare e del gelsomino che in estate inebria i sensi, ed ascoltare una bella storia che ci fa sognare....
Ovviamente , secondo i siciliani, il nome Sicilia non deriva dall'unione delle due voci greche sik (fico) ed elaia (ulivo), che starebbe a significare la fertilità della terra siciliana. Non deriva neanche dalla voce italica sica (falce) e dal popolo dei siculi che l'abitarono...assolutamente noooooo...prende il nome da una bellissima principessa di nome Sicilia (chissà perchè sono sempre tutte belle) il cui destino inizialmente non fu molto clemente con lei.
Per scongiurare il pericolo che la povera giovane potesse finire nelle fauci dell'ingordo Greco-levante, che le sarebbe apparso per divorarla sotto le mostruose forme di un gatto manlinone (non so cosa vuol dire quest'ultima parola), non appena compì quindici anni (così voleva il destino) il padre e la madre la misero in una barchetta in balia delle onde.
Dopo tre mesi, quando ormai la povera Sicilia aveva raggiunto la taglia 36 e, finite le provviste credeva di dover morire di fame ,la barchetta si arenò su una spiaggia meravigliosa, piena di fiori e di frutti, ma assolutamente deserta e solitaria.
Quando la giovinetta ebbe pianto tutte le sue lacrime, ecco improvvisamente spuntare accanto a lei un bellissimo giovane (tutte le fortune capitano a loro, non solo principesse...), che la confortò e le offrì amore. Spiegò inoltre che tutti gli abitanti erano morti a causa di una peste, e che il destino voleva che fossero proprio loro a ripopolare quella terra con una razza forte e gentile, per cui l'isola si sarebbechiamata col nome della donna che l'avrebbe ripopolata.
La terra infatti si chiamò Sicilia, e la nuova gente crebbe forte e gentile, e si sparse per le coste e per i monti.
Pensate che questa storia non possa essere vera?
Chissà, ma una certezza c'è:
le montagne, i fiumi, i laghi della Sicilia non derivano da fenomeni carsici, da sedimentazioni, da corrugamenti e da fenomeni geologici vari ,ma dalla storia meravigliosa e delicata che segue...
I tre promontori, che danno alla Sicilia il suo tipico aspetto triangolare, sarebbero il frutto della fantasia di tre ninfe, che giravano per mari e per terre prendendo dalle parti più fertili del mondo un pugno di sabbia mescolata con sassolini.
Le tre bellissime fanciulle, sotto il cielo più limpido ed azzurro del mondo, da tre punti diversi gettarono il loro pugnetto di terra nel mare, e vi lasciarono cadere i fiori e i frutti che conservavano nelle vesti e tra veli che le ricoprivano.
Il mare, al loro apparire, si vestì di tutte le luci dell'arcobaleno, e rise nelle sue grazie leggiadre ed infinite; e a poco a poco si solidificò, e dalle onde emerse una terra variopinta e profumata, ricca di tutte le seduzioni della natura.
I tre vertici del triangolo, dove le tre ninfe avevano iniziato la loro danza, divennero i tre promontori estremi della nuova isola, che poi i geografi avrebbero chiamatoTrinacria, cioè la terra dalle tre punte.
Come non credere a questa storia?
Sicuramente è meno noiosa di un testo di geologia, e soprattutto si ricorda con più facilità.
Questo blog nasce per commentare leggende siciliane.
Se avete qualche richiesta fatelo pure, o se volete semplicemente leggere per rilassarvi, bene, avete scelto il posto giusto.
Buona notte a chi sogna ancora ad occhi aperti.
Cabubi